Vi proponiamo una “trascrizione” dell’omelia del vescovo pronunciata in occasione della celebrazione eucaristica di sabato 8 maggio, nella Basilica della Steccata, riferendosi all’omicidio di un giovane, avvenuto alcuni giorni prima da parte di un suo coetaneo.

Ecco le parole del vescovo: «Non possiamo non ricordarlo, né voglio essere retorico o altro: vogliamo guardare, non voltare la faccia da un’altra parte, stare accanto, anche piangere, pensando a loro e alle loro famiglie e a quanto è successo: è stato ucciso un 19enne da un ventenne, ferita la ex ragazza dell’uccisore, che era diventata la ragazza dell’ucciso; l’omicidio è avvenuto di notte in un fabbricato abbandonato con tutti i tratti del degrado, a Parma città. La scena si fa ancora più cupa se pensiamo alle morti sul lavoro di questi ultimi giorni, anche qui da noi, nel nostro territorio. 

Ma non possiamo solo guardare, perché abbiamo un compito, una responsabilità collettiva ed anche personale, come città, comunità, ed anche come Chiesa e vescovo.

Riassumo in un’espressione: il compito di trasmettere vita e la cultura della vita e dell’“amore”, che è verso la vita come l’acqua per il pesce e l’aria per la persona umana. Oggi il Vangelo ci parla di amore che diventa concreto vivendo i comandamenti, che sono come i tratti che danno la fisionomia della persona umana che procede (l’esodo) – tra successi e sconfitte, passi avanti e tonfi – verso la libertà, come per i nostri adolescenti, come per questi giovani, ed anche per noi tutti, noi adulti, famiglie, dove l’amore si trasmette in modo unico, consapevoli la libertà vera ci sta sempre davanti. 

Il 25 aprile è chiamata Festa della Liberazione, dobbiamo chiederci se non ci sia bisogno di essere liberati da pesi subdoli e oppressivi: l’abbandono scolastico; la passione non incanalata dall’amore, che precipita nella violenza; la presenza di falsi maestri e l’assenza di esempi...; con un senso di responsabilità, che diventa senso di colpa solo dopo avere compiuto un’azione irreversibile, quando tutto invece sembra essere reversibile, e si possa tornare indietro da tutto. 

La trasmissione di cultura di vita e dell’amore, l’aiuto a crescere è andato in difficoltà, si è anche interrotto come azione globale, sociale, sovente anche in quei rapporti stretti che lo rendono più necessario ed efficace. È urgente riprendere questa trasmissione della cultura della vita e dell’amore, questo aiutare e stare insieme per crescere, come priorità della nostra collettività, delle istituzioni, mettendo al servizio di questo quanto serve, in un impegno chiaro e condiviso, con scelte concrete e ben riscontrabili, nelle quali si riesca ad interpretare le domande e i segni che i giovani mandano e assicurare un futuro, renderlo attraente, voluto, come era quello dei nostri padri o nonni dopo la guerra, senza abbassarlo. 

“Forse un giovane oggi rischia un disorientamento molto forte da messaggi e stimoli che possono portarlo lontano da sé e da un futuro migliore. Il modo facile di fare successo o soldi, l’abuso e l’irrisione di parole fondanti che sono alla base del vivere, quali “amore”, “giustizia”, “ legalità”, “religione”...sono come punte di una confusa corruzione di stili di vita, di ideali, di passaggi obbligati che, al contrario, dovrebbero essere disponibili e chiari per un vero cammino di crescita”. Così nel messaggio alla città del 2010, a breve distanza da un altro omicidio che coinvolse un giovane indiano all’uscita da scuola. 

Un esame di coscienza per tutti, anche per la Chiesa, che sui giovani non ha solo avuto pensieri, ma anche tante azioni e iniziative e proposte, non di nicchia, ma aperte a tutti. 


Diocesi di Parma

Piazza Duomo, 1  -  43121 - Parma (PR)

Tel.:   0521.38.05

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.