“Manderò a voi lo Spirito di verità, dice il Signore: egli vi guiderà alla verità tutta intera” (Gv 16, 7.13) 

Ormai nella Vigilia della Pentecoste, secondo la Parola del giorno, ha accolto l’ultima chiamata del suo Signore e Maestro: “Tu, seguimi!” (Gv 21, 23) don Alfredo Bianchi (1942-2021), Arciprete di Castelnovo ed Amministratore parrocchiale di Vicomero, Direttore dell’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici, Vicario episcopale 

Nato il 9 aprile 1942 a San Martino Sinzano ed entrato undicenne nel Seminario diocesano di Parma, viene ordinato presbitero il 28 agosto 1966 nel Duomo di Berceto. Tornato per il primo anno di ministero alla scuola dei parroci di Collecchio e dintorni, i fratelli Ferri, che ricordava sempre con ammirazione e riconoscenza, viene subito distaccato per gli studi e trascorre due anni a Roma, laureandosi in Storia ecclesiastica e diplomandosi in Paleografia e Diplomatica, nonché in Biblioteconomia. Nei due anni successivi è a Bonn, in Germania, per la specializzazione in Storia medioevale. Al rientro, trascorre otto anni come parroco a Fraore (1972-80), per fare successivamente l’esperienza della pastorale cittadina, nonché della vita comunitaria presbiterale, nella parrocchia di S. Maria della Pace (1980-89), e quindi tornare a fare il “parroco di campagna” nella a lui carissima Castelnovo di Baganzola (1989-oggi), cui negli ultimi anni aggiunge la cura pastorale di Vicomero (2013-oggi). All’esperienza parrocchiale unirà sempre la pastorale dell’insegnamento della storia e della liturgia presso l’Università Cattolica (sedi di Milano e Piacenza), l’Istituto Teologico Saveriano e l’Istituto interdiocesano di Scienze Religiose “S. Ilario di Poitiers” di Parma-Fidenza-Piacenza. Ma il suo ministero più prezioso, durato ben 45 anni, si è svolto in Centro diocesi: Curia, Cattedrale, Battistero, senza dimenticare la Fabbriceria ed il Museo di cui è stato fondatore e direttore fino ad oggi. Come cultore, custode e promotore dei “tesori di Piazza Duomo”. In quella che era per lui la “casa di Curia” è stato vice e quindi direttore dell’Ufficio liturgico (1976-1992) e poi dell’Ufficio per i Beni Culturali ecclesiastici (dal 1992 ad oggi), svolgendo in Cattedrale (senza nomina, ma ben conosciamo la sua ritrosia ai “titoli”!) il servizio di Cerimoniere vescovile, di cui tutti abbiamo apprezzato lo stile competente, sobrio e sempre “conciliare”. E’ merito del vescovo Enrico l’averlo “recuperato” subito dopo il suo arrivo a Parma (2008) ad un altro livello di ministero diocesano, quello dell’Ordinariato, chiamandolo al compito di vicario episcopale. Da allora ad oggi d. Alfredo ha messo a disposizione della diocesi (e del vescovo), nei diversi campi della vita diocesana ed in primis in quello dell’amministrazione, l’acutezza delle sue analisi e la stringatezza delle sue sintesi, che talvolta poteva anche apparire “minimalismo”, ma era la sua “Weltanschauung” (come la definiva lui stesso) ovvero la sua concezione della vita, del mondo, della chiesa, dove l’attualità, soprattutto quella più complessa e problematica, era da lui sempre interpretata con quel “distacco” che gli veniva dalla “lezione della storia”. 

Oggi, Vigilia di Pentecoste, a Parma abbiamo celebrato la memoria di San Giovanni Abate: pellegrino, canonico, monaco, fondatore ed abate del monastero di San Giovanni Evangelista. Abbiamo utilizzato il Proprio dei Santi della Chiesa di Parma, che cinque anni fa, dopo una lunga “incubazione”, d. Alfredo è finalmente riuscito a pubblicare. Nell’eucologia e soprattutto nel “martirologio” del Santo altomedievale abbiamo riconosciuto, oggi più che mai, il suo stile inconfondibile. Che abbiamo apprezzato anche lo scorso 19 marzo, ricordando il beato fra Giovanni Buralli da Parma, il “fondatore” della Chiesa di San Francesco del Prato, al cui restauro d. Alfredo ha dedicato tutte le sue ultime forze. La consacrazione di S. Francesco egli la vedrà dall’alto nella compagnia dei Santi parmensi, perchè – abbiamo ripetuto col Salmo della Messa di oggi: “gli uomini retti, Signore, contempleranno il tuo volto” (Sal 10). Ma è a lui che in qualche modo non potremo non “dedicarla”!

don Stefano Maria 


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